Il mio piacere nel mettermi in mostra è evidente, ma qui ho anche la scusa di cercare sponsor, visto che nonostante 14 anni di cause vinte, non riesco ancora ad avere l’eredità che mi spetta e che mi consentirebbe di ricomprare una barca e ripartire, con la maggiore libertà possibile. Quindi racconterò nuovamente la mia storia, per il piacere di farlo e nella speranza di trovare dei mecenati; ma spero anche (o soprattutto) di conoscere meglio me stesso, grazie ai commenti dei lettori.

Ho provato a fare il bravo figlio, carabiniere, marito, padre, assicuratore, ecc… Ma nel ‘78 (a 35 anni) sono “scoppiato”. E grazie alla collaborazione di Paola (ex-moglie e psicologa) che si è presa il carico quasi totale, delle nostre figlie, ho mollato tutto e (lasciati i pochi soldi che avevo, a ex-moglie e figlie) me ne sono andato in giro per il mondo, con 5.000 dollari in tasca, sulla “Moana II” (una vecchia barca a vela, di vetroresina, lunga 8,80 metri) con una nuova compagna (Valeria, anche lei psicologa).

Ogni anno o due, lavoravamo qualche mese, nei paesi che visitavamo, per la manutenzione e le riparazioni della barca e per far soldi. Io mi davo da fare principalmente come tecnico, sulle barche e nei cantieri dei marina, ma ho fatto anche tanti altri mestieri e lei pure lavorava su Moana, in altre barche e a terra. Ma dopo 8 anni di navigazione a tempo pieno (insieme 24 ore al giorno) ci siamo separati (vedi il mio: “L’oceano fuori, l’oceano dentro” edito da Mursia). Adesso lei vive in India, col marito giapponese (ex-navigatore solitario) e hanno una bambina; lui fa mobili “Wabi Sabi” e lei insegna “Ikebana” (vedi: http://www.japaneseartfurniture.com/ ).
Sono in buoni rapporti con loro, soprattutto con lei, come con quasi tutte le mie “ex” che mi hanno aiutato a crescere in autonomia e consapevolezza, specialmente quando mi hanno lasciato.
Ho navigato ancora un paio d’anni, nell’Oceano Pacifico, soprattutto da solo, e poi ho venduto la barca in Nuova Zelanda e me ne sono andato in India, in aereo, dal mio guru.
Tornato in Italia nell‘88, ero un disadattato. Mi sembrava che tutti cercassero cose futili e gli altri pensavano la stessa cosa di me…
Col tempo, sono stato ricontagiato dalla normalità, ma mai completamente.
Ho fatto lo skipper e ho vissuto e lavorato in comunità dei discepoli del mio guru e nei “Lieu d’Accueil” (comunità francesi alternative che ospitano i giovani in difficoltà).
Nel 2002 sono riuscito a farmi comprare la “Free Life” (una vecchia barca di vetroresina, lunga 11 metri) dall’editore di “Nautica” che mi ha pubblicato un libro e molti articoli (anche premiati al Salone di Genova, perché: “Diffondono i concetti della sicurezza in mare”).
L’editore di “Nautica” è un parsimonioso conservatore e quelli che lo conoscono, ancora stentano a credere che lui abbia comprato una barca, per uno come me…
Ho vissuto e navigato con la “Free Life” a tempo pieno, per più di 3 anni, soprattutto da solo, passando gli inverni in Israele e in Egitto, anche per ristrutturare e modificare la barca.
Raggiunto nelle estati dalla famiglia.

Ma la notte tra il 13 e il 14 dicembre del 2005, sono stato affondato, probabilmente da balene, nell’Oceano Atlantico, vicino alle Canarie.
Con gommone e fuoribordo, ho raggiunto l’isola de La Gomera (vedi: http://www.silviodellaccio.it/sitob/?p=1121 ).
Purtroppo la barca non era assicurata, perché la polizza costava troppo…

Ma dopo questa disgrazia, la vita ha ricominciato ad assistermi “miracolosamente”.
Amici appena conosciuti, a la Playa de Santiago, nell’isola de La Gomera, delle Canarie, hanno fatto a gara per ospitarmi e per aiutarmi a cercare nuove sovvenzioni e/o lavori.
Tutti gli sponsor mi avevano abbandonato, ma a la Playa de Santiago, perfino il miglior ristorante del posto, mi dava da mangiare, gratis!
Anche se i nuovi amici continuavano a insistere, per farmi restare, dopo tre mesi di tentativi falliti (per trovare nuovi sponsor o lavori) ho deciso di tornare in Italia, con gli ultimi 2.000 euro rimastimi e nessun reddito. Ma le mie figlie (che avevo praticamente abbandonato, quando avevano una decina d’anni) mi hanno detto: “Papà, non ti preoccupare, ci siamo noi!” E non sono ricche…
E così, grazie anche al loro aiuto, sono riuscito a superare i miei problemi economici.
Ogni tanto dico che forse non dovrei spendere la mia eredità, per comprarmi una barca. Ma tutte le volte, ex-moglie, figlie, nipotini e tanti altri, dicono: “Nooo! TU DEVI ricomprarti la barca e noi ti verremo a trovare nel Pacifico!”
Ho fatto sbagli e mi sono comportato male, non merito tutti questi “miracoli”.
Ma quanto mi fanno piacere…
Già nel ‘78 ero convinto che l’umanità, nel suo folle atteggiamento predatorio, stesse sfruttando e inquinando, oltre ogni ragionevole misura, il mare, il pianeta e se stessa. E anche per questo sono andato nel Pacifico, alla ricerca delle isole più belle e sperdute, con gli abitanti più gentili e ospitali, dove forse qualcuno potrebbe sopravvivere, alle probabili e imminenti catastrofi.
Ormai sono vecchio e mi piacerebbe godere il tempo che mi resta, in barca. E vorrei morire nel “paradiso terrestre” dei marinai (l’Oceano Pacifico) “collezionando” le isole più stupefacenti!
Forse potrei anche riuscire a creare, in qualche posto fortunato, le situazioni favorevoli alla sopravvivenza di figlie, nipoti e altri giovani, se l’umanità crollasse davvero.
Si dice che i marinai sappiano fare tutto, male… E io sembro proprio un marinaio!
Non sono mai stato molto bravo in nessun campo, ma mi arrangio in tante cose. E (soprattutto da quando sono diventato un solitario) riesco spesso a stabilire piacevoli rapporti e scambi.
Potrei riuscire a instaurare buone relazioni con gli abitanti di qualche arcipelago sperduto, facendo cose utili e belle per me, per loro e per i giovani che forse dovranno imparare a viverci…
AGGIORNAMENTO al 14/6/2010
A cena con Paola (la mia exmoglie, con i capelli bianchi) Valeria (la mia ex compagna, vestita di marrone) e Silvia (una delle mie figlie, vestita di bianco) 